COMITATO PER LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

per la tutela del diritto contadino a produrre, delle aziende agricole e allevatrici, del ciclo corto, dell’accesso al cibo, dei valori culturali e tradizionali del cibo e della cura agroambientale del territorio finalizzata alla realizzazione della sovranità alimentare

scarica il documento  

DOCUMENTO PRESENTATO DALLA DELEGAZIONE DI ALTRAGRICOLTURA ALL'INCONTRO CON IL SOTTOSEGRETARIO ALL'AGRICOLTURA BOCO DEL 27 MARZO 2007

Altragricoltura si riconosce nel movimento internazionale di Via Campesina, che nel mondo raggruppa oltre cento milioni di contadini, braccianti e senza terra. Il Foro Contadino Altragricoltura aderisce alla CPE (Coordinamento Contadino Europeo) insieme ad altre 22 organizzazioni, movimenti e sindacati agricoli.
A base dell'iniziativa di Via Campesina e dei suoi movimenti è assunta la proposta della Sovranità Alimentare ovvero di un modello di produzione, distribuzione e consumo del cibo e di lavoro della terra basato sul diritto di ogni popolo a determinare il proprio modello agroalimentare e in cui siano riconosciuti come centrali i diritti dei cittadini, dei contadini, dei lavoratori e la tutela del territorio e della salute.
La Sovranità Alimentare è, dunque, valore di prospettiva ma, anche, il riferimento per i movimenti contadini di tutto il mondo per indicare piattaforme, obiettivi e strumenti operativi capaci di incidere nella propria realtà.
Così, per noi, la Sovranità Alimentare è assunta come orizzonte di riferimento a base delle nostre critiche e proposte per esprimere le nostre valutazioni sull scelte agricole dell'UE e di proposta per una riforma giusta della PAC ed, oggi, è posta a base della nostra proposta di una legge di iniziativa popolare che intervenga per definire "Principi e strumenti per la tutela del diritto contadino a produrre, delle aziende agricole e allevatrici, del ciclo corto, dell’accesso al cibo, dei valori culturali e tradizionali del cibo e della tutela agroambientale del territorio finalizzati alla realizzazione della sovranità alimentare".
Con questa legge avanziamo una ipotesi alle istituzioni ed alla società che indica la direzione da assumere per affrontare la fase di grande trasformazione in atto, propone un approccio partecipato per garantire l'inclusione dei soggetti chiamati ad assumere responsabilità sociale dei loro comportamenti, prova a realizzare strumenti operativi innovativi ed originali.
Con questa proposta i contadini italiani che la sostengono riconoscono il fallimento del modello agricolo che fin qui si è determinato e che sta producendo crisi profonde nel corpo sociale, produttivo, nel rapporto fra noi e la natura e chiedono alle istituzioni, alla politica ed alla società di fermarsi a riflettere e di cambiare, fin che possibile, la rotta verso cui ci siamo incamminati.
Per compiere questo atto necessario, urgente e responsabile, noi e i nostri alleati, nel mentre ci assumiamo la responsabilità e l’onere di una campagna per la raccolta di centinaia di migliaia di firme che svilupperemo nei prossimi mesi, oggi chiediamo di affrontare l’urgenza che la realtà della crisi delle aziende agricole ci impone.
Crisi che non ammette rinvii o sottovalutazioni nell’essere affrontata.
Decine di migliaia di aziende agricole e allevatrici, sotto il peso dei debiti indotti dal crollo dei prezzi alla produzione e dalla difficoltà di trovare sbocchi di mercato remunerativi per gli investimenti e il lavoro, corrono il rischio di chiudere fallendo: questo parla del rischio di un’Europa senza contadini, come grande mercato di consumo di prodotti alimentari, con un cibo che può essere prodotto altrove.
Così, parla della difficoltà ad affermare i modelli nuovi dell’agricoltura contadina da parte di chi oggi è pronto a praticare le forme di produzione/consumo legate al ciclo corto, alla funzione sociale dell’agricoltura, ai modelli di gestione delle risorse e del territorio che valorizzano la custodia dei semi e delle varietà locali ed è costretto a subire il quadro degli orientamenti che premiano gli approcci all’agricoltura industriale e tendono a negare il diritto contadino a produrre il cibo.
Oggi, dunque, nel mentre proponiamo con la legge popolare la direzione da assumere e offriamo strumenti partecipati e innovativi alla politica che deve decidere, chiediamo di aprire, da subito,un confronto per definire provvedimenti e misure urgenti, visto che alla riforma del sistema agroalimentare vorremmo arrivare con le aziende produttive ancora operanti e non con il deserto sociale nelle nostre campagne

Chiediamo al governo:

- di aprire con l’UE un confronto serrato sulle scelte che si stanno assumendo,
a) ponendo il tema della difesa del nostro patrimonio produttivo contadino come centrale
b) chiedendo che in sede comunitaria la discussione sul destini dell’agricoltura mediterranea europea e il diritto a produrre dei contadini diventi una priorità e sia preventiva a definire orientamenti che la riguardano
c) rifiutando la logica dello “spezzatino del confronto e delle decisioni” che sta venendo avanti nella discussione comunitaria e che, in realtà, favorisce gli interessi delle lobbyes forti e non quelli dei cittadini; non è possibile affrontare separatamente le discussioni e le scelte su OCM Vino, Ortofrutta, OGM e cambiamenti climatici. Chiediamo al governo che assuma una forte azione per chiedere una discussione generale sull’agricoltura Mediterranea, difendendo le nostre specificità, la funzione del lavoro, il nostro patrimonio di un’agricoltura biodiversa. Solo così potremo valutare il quadro generale degli interessi che si intendono perseguire con le riforme dell’OCM ortofrutta e vino, con i provvedimenti sul biologico, gli OGM e l’energia.
d) Chiedendo un percorso di confronto in sede comunitaria esplicitamente orientato a ridefinire la strategia di intervento per affrontare la crisi delle aziende agricole ed allevatrici. La crisi economica che colpisce le aziende produttive produce debiti in virtù degli errori di programmazione imposti ai contadini negli anni scorsi, dell’incapacità di governare i fattori del mercato interno, del crollo dei prezzi alle produzioni, delle scelte che si stanno operando a tutt’oggi. Occorre, al contrario che le scelte politiche orientino il confronto sul mercato verso modelli in cui sia praticabile il diritto contadino a produrre e soddisfatto quello dei consumatori a campagne vive con uomini e donne al lavoro gratificate nel reddito e nella funzione sociale. Per questo non si può liquidare il tema della azioni di salvaguardia delle aziende agricole come “misure contro la libera concorrenza” ma, al contrario, occorre definire orientamenti e misure che consentano alle aziende agricole di trasformarsi positivamente rilanciando la loro funzione produttiva, riconoscendo che la competizione sul mercato non può risolvere i guasti che la competizione sul mercato senza governo dei fattori ha prodotto.

- di aprire un tavolo di confronto con le realtà contadine mobilitate nelle aree di crisi agricola e coordinate nel comitato per la presentazione della legge popolare con Altragricoltura, per affrontare la insopportabile condizione della debitoria delle aziende finalizzato a:
a) avanzare proposte di misure e provvedimenti che consenta agli agricoltori, a fronte della presentazione di progetti produttivi di riconversione o valorizzazione aziendale, di accedere a forme di intervento finanziario che ne risanino le funzioni finanziarie
b) studiare misure di intervento che, concertandosi con le competenze regionali e il sistema creditizio sia pubblico che privato, possa offrire misure efficaci e, al tempo stesso, riconosciute dall’UE
c) predisporre provvedimenti che, riconoscendo la straordinarietà della situazione e l’enorme impatto sociale negativo che avrebbe la chiusura di decine di migliaia di aziende agricole, intervengano per sospendere temporaneamente, in attesa della definizione di strumenti efficaci e del confronto con l’UE, l’esecuzione degli atti che comportano la perdita dell’azienda agricola per i contadini (vendite all’asta, sfratti, ecc..)

- di aprire fin da ora un confronto sui temi e le misure proposte dalla legge di iniziativa popolare su cui sono impegnati i contadini per verificare la possibilità di implementare e definire misure efficaci orientate allo spirito degli obiettivi del diritto a produrre, del ciclo corto, della difesa del nostro patrimonio produttivo, di una relazione fra i mercati dove sia contrastato il dumping.


La legge, in definitiva, propone un esperimento di partecipazione democratica dei cittadini e dei contadini per rafforzare la coesione sociale sulle scelte necessarie ad affrontare il passaggio del nostro Paese da un sistema agricolo che ormai non regge più ad uno che garantisca un futuro rispettoso dell’ambiente, delle forme di vita e delle risorse gestite, della salute, dei cittadini e dei produttori.
La scelta di misurarsi con una legge di iniziativa popolare offre a tutti l’occasione per dare voce e protagonismo ad istanze che, siamo convinti, sono maggioritarie e largamente diffuse nella società.
La scelta delle istituzioni si aprire fin d’ora spazi di confronto e discussione sui temi avanzati avrebbe il segno di un’apertura alle istanze democratiche avanzate dai soggetti sociali che potrebbero innescare processi utili a chiamare tutta la società ad uno sforzo nuovo per scegliere responsabilmente il nostro modello agroalimentare e sociale.